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Nel cuore del Bosco d’Argento, dove i pini sono così alti da solleticare la pancia delle nuvole, viveva un lupo di nome Lupotto. A differenza dei suoi cugini delle vecchie storie di paura, Lupotto non aveva una pelliccia folta e scura, ma un mantello grigio perla piuttosto sottile che lo faceva tremare come una foglia al primo soffio di tramontana. Ogni mattina, quando la brina ricopriva i cespugli di mirtilli, Lupotto usciva dalla sua tana sbadigliando, ma invece di un fiero ululato, gli usciva solo un piccolo "ecciuù!" che faceva sorridere persino gli scoiattoli. Il povero lupo cercava di scaldarsi correndo tra i faggi, ma il freddo gli pizzicava il naso e gli rendeva le zampe pesanti come sassi ghiacciati. Sognava qualcosa di morbido, qualcosa che lo avvolgesse come l'abbraccio della sua mamma quando era un cucciolo piccolo piccolo.
Un pomeriggio particolarmente gelido, mentre i fiocchi di neve iniziavano a danzare nell'aria come piume di cigno, Lupotto decise di scendere a valle verso la Vecchia Fattoria. Camminava con circospezione, cercando di non far rumore, ma i suoi denti battevano così forte da sembrare nacchere di legno. Arrivato vicino alla staccionata del pascolo, vide un gruppo di pecorelle tutte ammassate l'una contro l'altra, simili a soffici nuvole cadute dal cielo. Il loro calore sprigionava un profumino di fieno e latte che faceva venire a Lupotto una gran voglia di tuffarsi nel mezzo per fare un pisolino. Ma sapeva che le pecore avevano paura dei lupi, così si sedette tristemente sotto una quercia spoglia, raggomitolandosi su se stesso e coprendosi il muso con la coda corta.
Nonna Lana, la pecora più anziana e saggia del gregge, aveva però scorto quelle orecchie a punta che spuntavano da dietro il tronco. Invece di scappare o dare l'allarme, osservò attentamente il povero Lupotto che, nel tentativo di scaldarsi, cercava goffamente di infilarsi dentro un vecchio sacco di iuta abbandonato. "Guardate un po' quel poverino," belò dolcemente Nonna Lana alle sue compagne, "ha il muso blu per il gelo e trema più di un budino durante un terremoto." Le altre pecorelle, inizialmente timorose, si avvicinarono alla staccionata con curiosità, osservando quel lupo che non aveva affatto l'aria di voler mangiare nessuno, ma sembrava solo un grosso cane smarrito in cerca di un po' di conforto.
"Ehi, signor Lupo!" chiamò Nonna Lana con voce squillante. Lupotto balzò in piedi sorpreso, cercando di darsi un contegno, ma finì per inciampare nel sacco di iuta e rotolare sulla neve fresca tra le risate soffuse del gregge. "Non aver paura di noi, siamo solo pecore," continuò la vecchia saggia ridacchiando, "ma vediamo che il freddo ti sta facendo i dispetti." Lupotto, arrossendo fin sulla punta delle orecchie, ammise con un filo di voce che la sua pelliccia era troppo leggera per l'inverno del Bosco d'Argento. "Se prometti di non rincorrerci più e di badare a noi quando i lupi cattivi si avvicinano, potremmo avere la soluzione giusta per te," propose Nonna Lana scuotendo i suoi riccioli bianchi.
Fu così che iniziò una collaborazione mai vista prima nel bosco. Le pecorelle offrirono i loro bioccoli di lana più soffici, quelli che restavano impigliati tra i rovi o che venivano tosati con cura in primavera. Gli uccellini del bosco, attirati da quel fermento, raccolsero con il becco dei rametti di salice flessibili che funsero da lunghi ferri da maglia. Nonna Lana, con l'aiuto delle sue nipotine, iniziò a intrecciare i fili con una maestria incredibile, creando una trama fitta e colorata. Usarono bacche di bosco per tingere la lana di rosso ciliegia, giallo sole e verde pino, così che il lupo non fosse solo al caldo, ma anche il più elegante di tutta la vallata.
Dopo tre giorni di intenso lavoro, la camicia di lana per il lupo era finalmente pronta. Era un maglione enorme, con le maniche lunghe per coprire le zampe anteriori e un collo alto che arrivava fin sotto le orecchie. Lupotto la indossò con estrema delicatezza, sentendo subito un calore meraviglioso diffondersi in tutto il corpo. Non pungeva affatto, anzi, sapeva di casa e di amicizia. Si guardò riflesso nel ruscello ghiacciato e non riuscì a trattenere un ululato di gioia, questa volta potente e melodioso: "Auuuuuu! Grazie amiche mie, non avrò mai più freddo!" Le pecorelle belarono felici, capendo che quel lupo dalla camicia colorata sarebbe diventato il loro protettore più fedele.
Quella notte, Lupotto tornò nella sua tana mentre la luna piena illuminava il sentiero innevato. Si distese sul suo letto di muschio secco, sentendosi avvolto dalla morbidezza della sua nuova camicia di lana. Il vento fischiava fuori tra i rami, ma lui era al sicuro, protetto dal dono delle sue nuove amiche. Chiuse gli occhi lentamente, sognando prati fioriti e corse spensierate, mentre il suo respiro diventava calmo e regolare. Il Bosco d'Argento era finalmente silenzioso e ogni creatura, dal lupo alla formica, poteva dormire sonni tranquilli sotto la coperta d'argento delle stelle. Buonanotte Lupotto, e buonanotte a tutti i bambini che sognano un mondo dove anche un lupo può indossare un maglione di lana.
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