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C'era una volta, nel punto più alto del cielo vellutato, una piccola stella di nome Brillina. Mentre le sue sorelle maggiori splendevano come diamanti freddi e distanti, Brillina era di un giallo caldo, simile al colore del miele appena versato o delle ginestre in fiore. Ogni sera, si affacciava con curiosità dal suo balcone di nuvole soffici per guardare il mondo di sotto, chiedendosi dove finisse tutta quella luce meravigliosa quando arrivava il mattino. Le altre stelle, più anziane e sagge, dicevano che la luce si spegneva semplicemente per riposare, ma Brillina temeva che un giorno, a forza di brillare, il suo piccolo fuoco dorato potesse esaurirsi per sempre. Per questo motivo, cercava spesso di restare un po' in disparte, coprendosi con un lembo di nebbia leggera per risparmiare la sua preziosa scintilla.
Un vecchio gufo di nome Teodoro, che viveva sulla cima di una quercia millenaria e conosceva tutti i segreti della notte, notò che il pezzetto di cielo sopra il suo bosco era diventato un po' più buio del solito. Con un battito d'ali silenzioso, volò alto fino a sfiorare la punta delle nuvole e chiamò con voce soffusa: "Piccola Brillina, perché ti nascondi sotto quel velo grigio e sbiadito?" La stellina rispose con un sospiro che sapeva di polvere di luna e malinconia: "Ho paura, caro Teodoro, che la mia luce stia per finire. Se brillo troppo forte, temo che non mi resterà più nulla e dovrò restare al buio per l'eternità." Il gufo sorrise con dolcezza, agitando le sue piume morbide, e le spiegò che le stelle non sono come candele che si consumano, ma lanterne magiche alimentate dal coraggio e dai sogni di chi le guarda da quaggiù.
Incuriosita dalle parole del gufo, Brillina decise di scendere un pochino più in basso, lasciandosi scivolare lungo un raggio di luna particolarmente liscio e argenteo. Arrivò proprio davanti alla finestra di una cameretta dipinta d'azzurro, dove un bambino di nome Matteo stava guardando fuori con gli occhi sgranati e le mani che stringevano forte il lenzuolo. Matteo non riusciva a prendere sonno perché le ombre della stanza, proiettate dai mobili, gli sembravano giganti misteriosi pronti a fare dispetti. Brillina, vedendo il piccolo così preoccupato e tremante, dimenticò in un istante ogni sua paura personale. Decise di accendersi con tutta la forza che aveva in corpo, aprendo il suo cuore dorato come non aveva mai fatto prima. Improvvisamente, la stanza si riempì di un bagliore caldo e rassicurante, che profumava di biscotti appena sfornati e latte caldo.
"Sei bellissima!" esclamò Matteo a bassa voce, appoggiando il nasino contro il vetro fresco della finestra mentre un sorriso gli illuminava il volto. Brillina fece una piccola capriola nel vuoto, felice di aver scacciato quelle ombre che tanto spaventavano il suo nuovo amico. "Non aver paura, piccolo umano," sembrò sussurrare la luce vibrante della stella, "io sono qui per vegliare sui tuoi sogni finché il primo raggio di sole non verrà a darti il buongiorno." Matteo sospirò di sollievo e, per la prima volta quella sera, si sentì al sicuro come sotto una coperta di lana morbida tessuta dalle fate. Capì finalmente che il buio non era un nemico da combattere, ma solo il palcoscenico silenzioso su cui le stelle recitavano la loro danza più dolce e luminosa.
Brillina sentì un calore nuovo e potente crescere dentro di sé, un calore che non veniva dal fuoco celeste ma dalla gioia pura di essere utile a qualcuno. Si rese conto con meraviglia che più donava la sua luce per rassicurare Matteo, più la sua scintilla diventava forte, vibrante e colorata, come se il coraggio ritrovato dal bambino alimentasse direttamente il suo cuore di stella. Non era più una piccola luce timida e tremolante, ma un faro di speranza che collegava la terra al firmamento infinito. "Vedi, Teodoro?" gridò Brillina verso il bosco sottostante, dove il gufo la osservava orgoglioso, "La mia luce non finisce affatto! Anzi, sembra che si moltiplichi a ogni battito di ciglia e a ogni sorriso che nasce quaggiù!"
Quando finalmente Matteo chiuse gli occhi e iniziò a sognare castelli di zucchero, aquiloni colorati e draghi gentili che mangiavano nuvole di panna, Brillina risalì lentamente verso il suo posto d'onore nel cielo. Le sue sorelle la accolsero con un coro di scintille argentee, stupite di vederla così radiosa, sicura di sé e splendente come mai prima d'ora. Da quel momento, Brillina non ebbe più timore di spegnersi o di svanire, perché aveva imparato il segreto più grande dell'universo: la luce che si dona agli altri è l'unica che non si consuma mai. Diventò così la stella più amata di tutte le fiabe, quella che i genitori indicano sempre con il dito prima di rimboccare le coperte ai loro piccoli esploratori della notte.
Ora, se guardate bene fuori dalla finestra nelle notti più limpide e silenziose, potrete vedere un puntino dorato che sembra farvi l’occhiolino tra le nuvole sparse. È Brillina che vi saluta da lontano, ricordandovi che la vera luce è quella che portiamo dentro e che splende più forte proprio quando decidiamo di condividerla con chi ne ha bisogno. Chiudete gli occhi ora, piccoli miei, e lasciate che il silenzio vi culli come una ninna nanna sussurrata dal vento tra le foglie degli alberi. La stella che non si spegne è lì, sopra di voi, pronta a trasformare ogni piccola ombra in un soffice tappeto di sogni colorati e profumati. Buonanotte a tutti, e sognate in grande sotto il grande mantello stellato che ci protegge tutti con amore.
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