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C’era una volta, nascosta tra le pieghe di una montagna che toccava le nuvole con la sua cima innevata, una valle segreta dove l’acqua dei ruscelli non era affatto trasparente, ma brillava di mille colori cangianti. Gli abitanti del villaggio chiamavano quel luogo la Valle dell’Aurora, e i nonni raccontavano spesso le leggende per bambini che parlavano della misteriosa Strega dei Fiumi di Luce. Si diceva che Altea, questo era il suo nome, vivesse in una capanna fatta di cristallo di rocca proprio dove nascevano le sorgenti fatate. Non era affatto una strega cattiva o dispettosa, ma una custode silenziosa che pettinava le correnti con un pettine d’oro per farle splendere sotto il riflesso della luna. Ogni goccia che scivolava tra i sassi portava con sé un sogno felice, e chiunque si fermasse a guardare quei fiumi sentiva nel cuore una pace profonda e la voglia di sorridere a tutti.
Un giorno, però, il piccolo Leo si accorse che il ruscello che scorreva proprio dietro la sua casetta di legno stava diventando pallido e grigio, come un cielo d’inverno senza il calore del sole. I pesciolini d’argento, che di solito saltavano felici, sembravano stanchi e i fiori sulle rive avevano chinato la testa, perdendo il loro profumo di zucchero filato e fragoline di bosco. "Cosa sta succedendo alla nostra bellissima luce?" chiese Leo al suo fedele cagnolino Briciola, che rispose con un guaito preoccupato e una leccatina sulla mano. Il bambino decise che doveva fare qualcosa di importante e, senza pensarci due volte, prese il suo zainetto blu e iniziò a risalire il sentiero tortuoso verso la vetta della montagna. Voleva trovare Altea e chiederle perché i fiumi stessero perdendo la loro magia magica e il loro calore dorato che riscaldava la valle.
Il sentiero era punteggiato di mirtilli giganti e alberi secolari che sussurravano segreti antichi al passaggio del vento tra le foglie. Mentre camminava con passo deciso, Leo incontrò un gufo dalle piume color latte che riposava serenamente su un ramo di quercia ricoperto di muschio. "Piccolo umano, dove vai con così tanta fretta mentre il bosco intorno a noi si spegne lentamente?" domandò il gufo aprendo un grande occhio tondo e dorato. Leo spiegò con cura la sua missione e il gufo, colpito dal coraggio e dalla bontà del bambino, decise di fargli strada tra i fitti cespugli di ginestra che brillavano ancora un pochino. Insieme attraversarono ponti di legno che profumavano di pino e resina fresca, sentendo in lontananza il canto melodioso di una cetra che sembrava chiamarli verso la cima.
Finalmente, dopo un lungo cammino, raggiunsero una radura incantata dove l’aria profumava di gelsomino e le pietre sembravano gemme preziose incastonate nell'erba vellutata. Lì, seduta su un trono di muschio morbido e fiori di campo, c'era la Strega dei Fiumi di Luce, avvolta in un mantello di seta che cambiava colore a ogni suo respiro. Non aveva un naso a punta o un cappello nero, ma lunghi capelli d'argento che sembravano fatti di fili di luna e occhi che brillavano come stelle marine. "Ti aspettavo con ansia, piccolo Leo," disse Altea con una voce dolce che sembrava il suono di mille campanellini d'argento mossi dalla brezza serale. "I fiumi si stanno spegnendo perché nel mondo c'è sempre meno gentilezza, e senza atti d'amore la mia sorgente non ha più l'energia per brillare come prima."
Leo si sentì un po' triste a quelle parole, ma poi ebbe un'idea luminosa e aprì il suo cuore alla strega, raccontandole tutte le cose belle che aveva visto e fatto. Le parlò di quando aveva diviso la sua merenda con un compagno che l'aveva dimenticata a casa e di come aveva aiutato il nonno a piantare i girasoli nel giardino. Mentre parlava con entusiasmo, piccole sfere di luce dorata iniziarono a uscire dalle sue parole, fluttuando nell'aria come lucciole curiose durante una notte d'estate. Altea sorrise dolcemente e tese le sue mani sottili, raccogliendo quelle scintille di bontà che erano calde e vibranti di pura gioia. "Ecco cosa mancava davvero," esclamò la strega con un'emozione profonda, "il nutrimento più puro per le mie acque incantate è proprio la bellezza dei vostri gesti semplici e sinceri."
La strega accompagnò allora Leo alla Grande Sorgente, una vasca naturale di marmo bianco dove l'acqua zampillava direttamente dal cuore pulsante della montagna. Con un gesto aggraziato e solenne, Altea gettò le sfere dorate nate dai racconti di Leo nella fonte e improvvisamente un boato di luce azzurra, verde e rosa esplose verso il cielo stellato. Il fiume riprese immediatamente a correre veloce verso la valle, cantando una nuova canzone di ringraziamento, mentre i colori tornavano a danzare tra i sassi e le radici degli alberi. "Grazie, mio piccolo e coraggioso amico," disse Altea accarezzando con affetto la testa di Leo, "ora i sogni torneranno a scorrere limpidi per tutti i bambini del mondo." Il bambino si sentiva leggero e immensamente felice, come se avesse appena ricevuto il regalo più bello di tutta la sua vita.
Quando Leo tornò finalmente a casa, il sole stava tramontando dietro le cime e il ruscello brillava di un arancione intenso e vibrante, simile al miele appena raccolto. Si infilò sotto le sue coperte di lana calda e profumata di bucato, ascoltando il mormorio rassicurante dell'acqua che scorreva felice proprio sotto la sua piccola finestra. Sapeva con certezza che finché ci fosse stata gentilezza nel suo cuore e in quello degli altri, la Strega dei Fiumi di Luce avrebbe continuato a proteggere la valle e i suoi magici segreti. Briciola si accoccolò sereno ai piedi del letto e insieme chiusero gli occhi, scivolando in un sonno profondo e tranquillo, cullati dalla leggenda più bella che avessero mai vissuto. Il mondo era di nuovo pieno di colori meravigliosi, e ogni sogno era una piccola luce pronta a brillare nel buio.
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